Il “Barometro delle Privatizzazioni”: a cura di KPMG e Fondazione ENI/E.Mattei

Il “Barometro delle Privatizzazioni”

Biennio record per le privatizzazioni. Tra il 2015 e il 2016, privatizzazioni per circa 530 miliardi di euro nel mondo.

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Il trend delle privatizzazioni è destinato a continuare, ma sullo sfondo si avvertono anche segnali di nazionalizzazione.

 Il rapporto ‘Privatization Barometer’ è la ricerca periodica, curata da KPMG e dalla Fondazione Eni Enrico Mattei, che ogni anno monitora e analizza i trend più recenti nelle operazioni di privatizzazione a livello europeo e globale. L’edizione 2015-16 del rapporto evidenzia i seguenti trend nel panorama globale delle privatizzazioni:

—  Nel corso del 2015, il valore delle operazioni di privatizzazione messe in atto dai Governi si è attestato a 289,5 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto all’anno precedente (166,5 miliardi di euro) e comunque il valore più elevato mai registrato rispetto al record del 2009 (184,3 miliardi di euro). Il valore delle operazioni di privatizzazione realizzate dai Governi nel 2016 (241,4 miliardi di euro) rappresenta il secondo valore più alto registrato dal 2009.
Nel biennio 2015/2016 si sono registrate nel mondo operazioni di privatizzazione per circa 530 miliardi di euro, ossia un vero e proprio record.
E’ il livello più alto mai toccato a partire dagli anni ’90 del secolo scorso,
quando ha preso avvio il processo sia a livello globale, sia in Italia.

—  Le privatizzazioni mediante emissione di azioni hanno rappresentato il 95% del numero totale di operazioni nel corso del 2015 e l’87% in termini di valore. I corrispondenti valori registrati nel 2016 sono stati pari rispettivamente al 93% dei deal e all’81% in termini di valore.

—  Con riguardo alle nazioni coinvolte in operazioni di privatizzazione a livello globale, la Cina ha riconfermato la propria posizione di leadership per il biennio 2015-2016, con 297 deal realizzati nel 2015 per un controvalore di 158,4 miliardi di euro e 276 deal nel 2016 per 134,0 miliardi di euro. I controvalori generati dalle operazioni di privatizzazione in Cina rappresentano più della metà del valore totale delle privatizzazioni messe in atto dai Governi a livello mondiale nel 2015 (54,1%) e nel 2016 (55,6%). Al secondo posto nel ranking, si collocano, invece, il Regno Unito per il 2015 (13 deal per un controvalore di 32,1 miliardi di euro) e l’Australia per il 2016 (5 deal per 23,3 miliardi di euro).

—  Restringendo lo sguardo all’Europa, l’Italia si è posizionata al secondo posto nel 2015 (11 deal per 11,2 miliardi di euro) e al quarto posto nel 2016 (3 deal per 4,4 miliardi di euro), su un totale di 72 deal (80 miliardi di euro circa) realizzati a livello UE nel 2015 e di 45 deal (34 miliardi di euro) nel corso del 2016. In particolare, oltre all’operazione di privatizzazione di Poste
Italiane (2,6 miliardi di euro), nel 2015 sono state realizzate altre quattro
privatizzazioni di rilievo riguardanti ENEL (2,2 miliardi di euro); Ansaldo
(2,0 miliardi di euro), UniCredit (2,0 miliardi di euro) e Self S.r.l. (758
milioni di euro).

—  L’operazione più importante di privatizzazione conclusa nel 2016 si è realizzata in Australia, con la cessione della rete di distribuzione dell’Energia elettrica del Nuovo Galles del Sud, Ausgrid, ad un consorzio di investitori australiani per 11,2 miliardi di euro. Mentre la seconda operazione più importante è stata la cessione del 20% della compagnia petrolifera Russa Rosneft ad un gruppo di Fondi Sovrani per 10,2 miliardi di euro.

— Nell’UE, nel corso del 2016, la Francia è stata il Paese che ha privatizzato di più con 9 operazioni pari a 8,6 miliardi di euro, seguita dall’Olanda ( 4 operazioni per 6,5 miliardi di euro) e dalla Danimarca (2 deal per 4,75 miliardi di euro). L’Italia è in quarta posizione con 6 operazioni per 4,38 miliardi di euro. Nel complesso a livello UE nel 2016 si sono registrate operazioni per quasi 40 miliardi di euro, di cui la più importante è stata la privatizzazione di EDF in Francia per oltre 4 miliardi di euro.

—  L’elevato numero (903) e controvalore (530,9 miliardi di euro) delle operazioni di privatizzazione complessivamente realizzate a livello globale nel biennio 2015-2016 suggeriscono che l’ondata di privatizzazioni continuerà
verosimilmente nel prossimo biennio, anche alla luce dei piani di
disinvestimento già annunciati dai governi. È il caso, ad esempio, dell’Italia
con la possibile vendita della partecipazione statale diretta in ST
Microelectronics e indiretta in Snam e Terna, o della Francia che potrebbe
accelerare nel corso del 2017 la privatizzazione di Safran, Renault, EDF e
degli aeroporti di Nizza e Lione.

—  Nel medio periodo le sfide legate al riequilibrio dei conti pubblici suggeriscono che il trend legato ai processi di privatizzazione continuerà. Ma sullo sfondo - fanno notare gli esperti KPMG – si intravedono anche segnali di nazionalizzazione di alcuni comparti dell’economia, come ad esempio nel settore dei financial services e nei servizi di pubblica utilità, di cui la recente operazione MPS conclusa in Italia o la ri-municipalizzazione delle reti infrastrutturali di servizi pubblici in Germania, sono indicatori rilevanti.

 

 

Nota sintetica sui saggi monografici all’interno del rapporto PB 2015/2016

 

― L’articolo “Privatization – a phase-out model in the German grid operator” illustra la fase di “ri-municipalizzazione” che, in diverse forme, sta riguardando gli operatori che gestiscono reti infrastrutturali per servizi (elettricità, gas, ecc..) in Germania, con un fenomeno di riduzione della presenza dei privati nel mercato dei servizi pubblici locali a rete. Tale fase va in senso opposto rispetto all’ondata di liberalizzazioni, e quindi privatizzazioni, innescatasi a partire dal 1998, anche a causa di alcune ragioni industriali successivamente manifestatesi, come la compressione della redditività di settore e la revisione del ruolo degli operatori pubblici locali.

― L’articolo “State Ownership, Rent Seeking and Investment Efficiency: Evidence from Natural Advantage Industries” si focalizza sulle Aziende di Proprietà Statale (State Owned Enterprises, SOE) operanti nel settore delle riserve naturali e minerarie e analizzail modo in cui la proprietà pubblica influenza l’efficienza degli investimenti effettuati in tale settore, in rapporto anche all’eterogeneità etnica caratterizzante le diverse nazioni. In nazioni
fortemente eterogenee dal punto di vista etnico, la spesa pubblica è spesso
orientata all’ottenimento del consenso di uno specifico elettorato. In tali
nazioni è inoltre osservabile una maggiore propensione dei governi alla ricerca di rendite derivanti dallo sfruttamento delle riserve naturali e minerarie e quindi una maggiore presenza delle partecipazioni statali. Analizzando un campione di 67 SOE in 65 nazioni, lo studio mette in luce tuttavia l’inefficienza che si ricollega alla proprietà pubblica di imprese operanti in questi settori (rilevabile soprattutto per le nazioni etnicamente molto eterogenee) ed evidenziaper converso l’effetto positivo delle privatizzazioni sull’efficienza e sulla performance di tali imprese.

― Lo studio “State-owned enterprises in Singapore: a possible model for state capitalism?” descrive i principali elementi del modello delle “government-linked companies” (GLC), i.e. le società a partecipazione statale operanti a Singapore, spesso considerate un esempio di efficienza e di “buone pratiche” di governance. Lo studio si interroga quindi sulla replicabilità di tale modello anche in altre nazioni alla luce dei diversipresupposti storico-politici.

― L’articolo “Failed privatizations: A European Perspective” descrive pro e contro associati ai casi di interruzione di processi di privatizzazione già annunciati dai governi, enucleando in particolare il ruolo di potenziale strumento di policy associabile a tali processi.

― Lo studio “Heterogeneous State Shareholders and Their Impacts”, si focalizza sull’impatto di diverse forme di proprietà statale sul valore, sulle performance e sul processo decisionale delle imprese, sintetizzando le risultanze dei principali studi empirici sul tema ed elaborando alcune riflessioni conclusive che mettono in luce il potenziale effetto positivo delle privatizzazioni sulle performance d’impresa.

 

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