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L'algoritmo della collaborazione

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Il difficile equilibrio tra connessione e disintermediazione

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L'algoritmo della collaborazione

 La digital transformation è ‘qui ed ora’: uno ‘tsunami’ sempre più pervasivo che sta modificando radicalmente il nostro modo di vivere e di percepire la realtà. Una trasformazione che ha implicazioni profonde anche sugli assetti organizzativi e sull’operatività dei processi aziendali e che imporrà l’elaborazione di nuovi paradigmi manageriali, sviluppando nuovi ruoli e competenze.

L’integrazione tra lavoro umano e digitale

Dalla robotica ai più sofisticati sistemi cognitivi, i progressi nell'automazione stanno cambiando le regole del gioco all’interno delle aziende, consentendo una riduzione dei costi fino al 75% sui processi che presentano determinate caratteristiche di natura ripetitiva/ricorrente, e migliorando al contempo la velocità, l'accuratezza e il controllo dei dati. Si tratta di un’interazione complessa di tecnologie innovative: Cloud, Robotic Process Automation (RPA), Business Process Management (BPM) combinati con sistemi di Cognitive Automation ed Artificial Intelligence (tra cui l'elaborazione e comprensione del linguaggio naturale), l'apprendimento automatico (Machine Learning), ed infine le piattaforme estese di ‘D&A’ (Data & Analytics). Compiti complessi, che hanno richiesto storicamente l'intervento dell’intelligenza umana, saranno gradualmente ricondotti a framework applicativi che prefigurano l’automazione di intere fasi di lavoro intellettuale.

In questo contesto una delle sfide culturali più importanti riguarda il modello di collaborazione a cui si vuole tendere. Se nel rapporto ‘human to human’, infatti, le nuove tecnologie favoriscono processi di ‘social connectedness’ tra le persone che generano benefici sostanziali per i singoli, nel rapporto ‘human to machine’ le stesse portano a forme di potenziale disintermediazione (e sostituzione) che vanno compensate con nuovi meccanismi di governo e accountability.

Nell’ ‘algoritmo della collaborazione’, teorizzato da alcuni ricercatori della École Polytechnique Fédérale dell’Università di Losanna in Svizzera, è stato infatti dimostrato che anche i robot instaurano rapporti di collaborazione all’interno delle organizzazioni.

Per cogliere le nuove potenzialità derivanti dall’innovazione tecnologica servono differenti ‘architetture organizzative’ e di funzionamento più vicine concettualmente alle logiche della rete, dove tutti, uomini e ‘robot’, sono potenzialmente connessi gli uni con gli altri.

È possibile immaginare questi nuovi modelli di collaborazione ‘human to machine’ applicati alle diverse funzioni aziendali? Il modello a rete supererà definitivamente quello gerarchico? Quali rischi vanno considerati nel nuovo paradigma collaborativo?

In questa fase non tutte le domande possono avere risposte certe e precise. Ma iniziare a porsi le domande giuste può essere un primo passo positivo per aprire nuove strade.

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