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Non-performing loans in Europa

Non-performing loans in Europa

Lo studio KPMG 'Non-performing loans in Europe’ fornisce indicazioni su trend e soluzioni per la gestione dei portafogli di crediti deteriorati delle banche europee.

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Non-performing loans in Europa

Scenario e trend in Europa

Il problema dei non-performing loans (NPL) interessa, in particolare, le banche di Cipro, Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e di alcuni paesi dell'Europa centrale e orientale. Gli NPL, infatti, producono una serie di impatti negativi sugli istituti bancari in termini di impiego di capitali, tempo e attenzione per una gestione efficace delle posizioni. Inoltre, i crediti non-performing riducono
la redditività delle banche, riducendo la capacità di offrire finanziamenti a
sostegno della crescita e dell'occupazione dell’economia di un paese, che a sua volta può arrivare a limitare l'efficacia della politica monetaria.

Dopo il picco del 2013, quando l’incidenza degli NPL sugli impieghi totali ha raggiunto, nell'area Euro, il valore dell’8%, e nonostante i negativi impatti sul settore bancario, solo in alcuni paesi europei i crediti deteriorati stanno gradualmente diminuendo.

Lo studio mette in evidenza i principali ostacoli alla riduzione degli NPL: la scarsa preparazione delle banche nella gestione dei crediti deteriorati, gli elevati differenziali tra i prezzi che gli investitori sono disposti a pagare per l’acquisto dei portafogli di NPL e i prezzi a cui le banche sarebbero disposte a cederli ed i limitati fondi pubblici che gli stati possono mettere a disposizione delle banche per la soluzione del problema.

 

Possibili soluzioni

Come risolvere, dunque, il nodo dei non-performing loans? Da un lato le linee guida della Banca Centrale Europea dovrebbero contribuire ad aumentare la preparazione degli operatori ad affrontare il tema, garantendo la solidità e la stabilità del sistema bancario; dall’altro alcuni paesi hanno fatto ricorso a società di matrice pubblica specializzate nella gestione dei crediti deteriorati.

Nonostante alcuni paesi stiano affrontando in maniera attiva il tema, per alcuni risulta molto difficile a causa di impedimenti strutturali profondamente radicati, che determinano l’ampio differenziale tra il prezzo richiesto dalle banche e quello che gli investitori in NPL sono disposti a pagare e le garanzie sottostanti.

Permane, dunque, un grado di incertezza elevato nel sistema bancario europeo dovuto anche all’eccessiva restrizione nell'applicazione delle norme dell'UE in materia di aiuti di Stato, di utilizzo di fondi pubblici o garanzie governative e di meccanismi di risoluzione delle banche. 

 

La survey KPMG

Il documento include anche i risultati della survey realizzata su un campione di banche del ‘Vecchio Continente’ per capire come stanno affrontando il tema della riduzione dei non-performing loans.

La survey KPMG ha preso in esame 18 gruppi bancari di 10 paesi europei che fanno parte del Sistema di Vigilanza Unico Europeo. Tra le principali evidenze emerge che occorreranno da 1 a 2 anni per l’implementazione delle linee guida emesse dalla BCE per una gestione efficace degli NPL; in media, ogni banca, in media, dovrà investire circa 5 milioni di Euro sui nuovi processi che avranno un impatto positivo su data quality, sistemi di reporting interno, IT e gestione delle garanzie.

 

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